Il Gioco Ottico è costituito da una serie di lunghi prismi a base quadrata, disposti parallelamente, ciascuno dei quali può ruotare attorno al proprio asse verticale. Sulle quattro facce laterali dei prismi sono riportate porzioni adiacenti di immagini, accuratamente suddivise in modo che, ruotando tutti i prismi nella medesima posizione, tali porzioni si ricompongano in un'immagine completa. Quando le facce sono orientate parallelamente al piano del pannello, la struttura può mostrare quattro immagini distinte, corrispondenti alle quattro possibili orientazioni dei prismi, ottenute mediante rotazioni successive di 90°.
L'effetto più interessante si ottiene tuttavia disponendo tutti i prismi con gli spigoli rivolti verso l'osservatore, ossia con le facce orientate a 45° rispetto al piano del pannello. In questa configurazione, per ogni prisma, sono visibili una coppia di facce che riportano due immagini diverse. Osservando l'opera da un lato, sono visibili soltanto le facce orientate verso l'osservatore, le cui porzioni si ricompongono in una prima immagine; spostandosi sul lato opposto, queste scompaiono progressivamente e diventano visibili le facce orientate in direzione opposta, sulle quali è dipinta una seconda immagine. Da una posizione frontale entrambe le facce di ciascun prisma sono visibili e le due immagini appaiono frammentate e difficilmente riconoscibili.
Questo tipo di opere si basano sul principio rinascimentale della tabula scalata, ovvero un dispositivo prospettico che sfrutta una superficie composta da una serie di stecche lignee a sezione triangolare, disposte parallelamente. Il funzionamento del dispositivo è interamente affidato alla geometria della superficie: non vi sono parti mobili né meccanismi ottici, ma soltanto una precisa organizzazione spaziale delle stecche e delle immagini dipinte. La sezione triangolare delle stecche agisce come un selettore direzionale, rendendo visibile una sola delle due immagini in funzione dell'angolo di osservazione. L'effetto finale è quello di una trasformazione dell'immagine apparentemente istantanea, ottenuta semplicemente con lo spostamento dello spettatore.
Nel Gioco Ottico esposto in Enlighting Mind, mediante rotazioni di 90°, la struttura consente di realizzare quattro distinte tabule scalate in ciascuna delle quali la coppia di immagini che si scambia variando il punto di osservazione.
Riferimenti storici
Il nome Gioco ottico è preso dall'omonima opera realizzata nel 1593 di Ludovico Buti, che fa parte delle opere del collezionismo Mediceo conservate al Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze. In un telaio di legno è imperniata una tabula scalata che se viene guardata dall'alto verso il basso in avanti, sulla serie delle facce visibili delle stecche dipinte appare il ritratto di Carlo III, duca di Lorena; se, tramite lo specchio posto di fronte, viene osservata dalla parte opposta, la tavola mostra allora il ritratto della Granduchessa Cristina di Lorena, figlia di Carlo III e moglie di Ferdinando I de' Medici

Gioco ottico (Inv. 3197) del Museo Galileo. (Immagine dal catalogo del Museo)
Il principio della tabula scalata, descritto già nel XVI secolo da Egnazio Danti nel commento a Le due regole della prospettiva di Jacopo Barozzi da Vignola e successivamente approfondito da Jean-François Niceron, rappresenta uno degli esempi più raffinati di applicazione della prospettiva all'illusione visiva. La tabula scalata dimostra come la percezione visiva dipenda non soltanto dall'oggetto osservato, ma anche dalla posizione dell'osservatore.
Riferimenti artistici
La concezione dinamica della visione ha trovato nuove interpretazioni nell'arte cinetica e nell'Optical Art del XX secolo. In particolare l’artista israeliano Yaacov Agam (1928), a partire dagli anni Cinquanta, ha sviluppato un linguaggio artistico fondato sulla trasformazione dell'immagine in funzione del punto di osservazione, rifiutando l'idea dell'opera come oggetto statico e immutabile. Secondo Agam, infatti, un'opera d'arte non dovrebbe offrire un'unica immagine privilegiata, ma mutare continuamente in relazione ai movimenti dello spettatore, che diventa parte attiva dell'esperienza visiva.
Tra le sue realizzazioni più caratteristiche figurano una serie di opere oggi comunemente note come Agamographs, opere basate sul principio della tabula scalata, costruite mediante una serie di elementi prismatici a sezione triangolare disposti parallelamente. Su ciascuna delle facce dei prismi sono dipinte porzioni di immagini differenti che si ricompongono al variare dell'angolo di osservazione. Spostandosi davanti all'opera, lo spettatore vede alternarsi immagini diverse o assistere alla loro graduale trasformazione, ottenendo un'esperienza visiva dinamica e in continua evoluzione. In alcune opere Agam utilizza anche effetti cromatici e geometrici che fanno apparire le forme come animate da un movimento continuo.
Fire and Water Fountain by Yaacov Agam in Tel Aviv. (Photo by By SilviaMollova - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21695364)
La sua ricerca ha esercitato una notevole influenza sull'arte cinetica e programmata della seconda metà del Novecento, dimostrando come un principio geometrico e prospettico di origine rinascimentale possa essere reinterpretato attraverso un linguaggio artistico contemporaneo, nel quale la percezione diventa parte integrante dell'opera stessa.
Ultimo aggiornamento
08.07.2026