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Madonna con Bambino

Calligramma micrografico (1692) 

Riproduzione HD di Madonna col Bambino (Milano, 1692)
Francesco Ignazio Muligino
Matita, inchiostro, polvere d’oro su pergamena;
430x335 mm
Provenienza: Milano, Collezione Carlo Morbio (?); Milano, Collezione privata; Roma, Collezione Diego Costantini

L'opera originale è attualmente esposta presso il
Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze
nell'ambito della mostra
"Mirabilia Graphica. I calligrammi micrografici di Ignazio Muligino" (18 giugno - 18 ottobre 2026)
ideata e prodotta dal Museo Galileo con il contributo della Fondazione CR Firenze. 
Sito web della mostra  [link]

La scheda descrittiva dell'opera, redatto da Diego Costantini, è tratta dal catalogo della mostra: Mirabilia Graphica. I calligrammi micrografici di Ignazio Muligino/ The micrographiccalligrams of Ignazio Muligino, a cura di Filippo Camerota, Firenze , Edizioni Museo Galileo – Ospedaletto (PI), Pacini Editore, 2026.,

Il pannello riproduce (su concessione di Diego Costantini e del Museo Galileo)   un’opera originalissima, un calligramma che sfrutta le proprietà del microscopio per consentire di leggere un testo quasi invisibile e illeggibile a occhio nudo. La scrittura compone una Madonna col Bambino derivata da un dipinto di Pietro da Cortona oggi al Louvre, Santa Martina con la Vergine e il Bambino (1643). L’autore è Francesco Ignazio Muligino, un calligrafo attivo tra la Francia e l’Italia alla fine del XVII secolo, che seppe sfruttare la scienza ottica a sostegno della propria arte.
I suoi lavori rientrano tra quelli che la cultura del suo tempo chiamava “mirabilia graphica” e assumono particolare valore per il loro legame con la prima diffusione del microscopio. Perfezionato e reso celebre da Galileo, lo strumento favorì lo sviluppo degli studi naturalistici dell’Accademia dei Lincei, a cominciare dallo studio delle api che il fondatore dell’Accademia, Federico Cesi, dedicò al pontefice Urbano VIII Barberini.
Il calligramma di Muligino è una rarità resa ancora più intrigante da un nodo tecnico ancora da sciogliere: quale inedito pennino, cioè, abbia permesso all’autore di trascrivere un intero libro – l’Officium Beatae Mariae Virginis – sulle figure del Bambino e della Vergine, in uno spazio di circa 30×20 cm.                          

   Ingrandimenti dell'immagine  per evidenziare il calligramma.

Iscrizione contenuta nella cornice: VINCULUM DIVINI AMORIS BEATAE MARIAE VIRGINIS IN QUO ABSQUE ULLA ABBREVIATIONE OFFICIUM  B. MARIAE VIRGINIS, SEPTEM PSALMI PAENITENTIALES, OFFICIUM DEFUNCTORUM, VESPERAE OMNES, HIMNI TOTIUS ANNI, MISTERIA GAUDIOSA, QUATUOR EVANGELISTARUM PASSIONES, OFFICIUM SANCTAE CRUCIS, OFFICIUM S. SPIRITUS, ORATIONES XXV, CONDITOR CAELI ET TERRAE, QUI HABITAT IN ADIUTORIO, GENEALOGIA B. MARIAE VIRGINIS CUM EVANGELYS XXXXXXX [SIC], LITANIAE B. MARIAE VIRGINIS, ET LITANIAE OMNIUM SANCTORUM SIMUL CUM UNA ORATIONE IN ITALICO IDIOMATE CONTINENTUR. HOC TAMEN ANIMADVERTENDUM EST UT DEBEAT LEGI CUM MYCROSCOPION

 

 

Come recita l’iscrizione che incornicia l’immagine, il calligramma contiene salmi e orazioni tratte da un libro devozionale molto diffuso, l’Officium Beatae Mariae Virginis: “Vincolo dell’amore divino della Beata vergine Maria in cui si leggono, senza alcuna abbreviazione, l’ufficio della B. Vergine Maria, sette salmi penitenziali, l’ufficio dei morti, tutti i vespri, gli inni di tutto l’anno, i misteri gioiosi, le quattro passioni degli evangelisti, l’ufficio della santa croce, l’ufficio di S. Spirito, 25 preghiere, creatore del cielo e della terra, che vive nell’aiuto, genealogia Beata della Vergine Maria con il vangelo xxxxxxx [sic], la litania della Beata Vergine Maria e le litanie di tutti i santi, insieme a una preghiera in lingua italiana. Va osservato che deve essere letto con il microscopio”.

L’opera fu eseguita a Milano per il conte Antonio Carafa, generale dell’esercito asburgico, che dal 1691 risiedeva nella città lombarda come ministro plenipotenziario dell’imperatore. Così ci informa l’autore nell’explicit del calligramma: “Ignatius Muliginus scripsit Anno 1692 mensis Octobris die vigesima [?] | [cum] bono labore Mediolani a se [?] collegit. Excellentissimi Domini Generalis Antonii Carafa D[ono] D[edit] D[edicavit]. Omnia | ad Maiorem Dei Virgi- nisque Mariae Gloriam. Vivat Vivat Vivat” (Ignazio Muligino scrisse nell’anno 1692, il giorno venti [?] del mese di ottobre, | [con] diligente fatica a Milano da sé stesso [?] raccolse. All’Eccellentissimo Signore Generale Antonio Carafa, diede, dono e dedicò. Tutto | per la maggior gloria di Dio e della Vergine Maria. Viva! Viva! Viva!). L’immagine della Madonna col Bambino e tratta da un dipinto di Pietro da Cortona, Santa Martina con la Vergine e il Bambino, eseguito negli anni ‘40 del Seicento e probabilmente donato dal cardinale Antonio Barberini alla monarchia francese. Il dipinto, oggi al Louvre, era noto anche attraverso alcune incisioni, tra le quali quella bellissima di Francois Spierre, che Muligino uso come modello da copiare. La qualità del disegno, ben diversa da quella degli altri calligrammi, lascia intendere che il calligrafo si avvalse della collaborazione di un pittore di professione, che delineò ad acquerello monocromo i lineamenti e il chiaroscuro delle figure. Sul disegno, poi, il calligrafo stese il suo fittissimo testo di lettere minuscole utilizzando il microscopio e un pennino sottilissimo. Le lettere tracciate con mano ferma e infinita pazienza misurano appena un quarto di millimetro. A occhio nudo sono totalmente invisibili. Una semplice lente di ingrandimento rivela solo una fitta serie di linee orizzontali, come la trama di un fine tessuto. Solo una lente molto potente o un microscopio sono in grado di mostrare e rendere leggibile la microscrittura del calligramma, rivelando una tecnica straordinaria, che prevedeva un segno molto sottile nelle zone illuminate e un segno più corposo – calcando leggermente il pennino o usandone uno meno sottile – nelle zone in ombra.

Ultimo aggiornamento

09.07.2026

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