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Hollow Perspective

La struttura consiste in un oggetto tridimensionale concavo, costruito secondo rigorose regole prospettiche, che l'osservatore percepisce come una pila di tre libri immaginari, ideati appositamente per richiamare il tema della mostra. Pur essendo realmente concava (hollow), la struttura appare come un elemento convesso, generando una sorprendente illusione percettiva.

Muovendosi davanti all'opera, lo spettatore ha l'impressione che i libri ruotino nella direzione opposta al proprio spostamento e modifichino continuamente il loro orientamento nello spazio, come se fossero animati da un movimento autonomo. Pur essendo perfettamente immobili, sembrano seguire l'osservatore con una rotazione apparente. L'effetto nasce dal conflitto tra la reale geometria concava dell'oggetto e gli indizi prospettici dipinti sulla sua superficie.

L'opera invita a riflettere sul rapporto tra percezione e realtà, mostrando come il cervello attribuisca maggiore peso agli indizi prospettici che alle informazioni stereoscopiche fornite dalla visione binoculare. Questa inversione percettiva è stata studiata anche dalla psicologia della visione. Le ricerche hanno dimostrato che, nelle strutture simili a Hollow Perspective, la prospettiva dipinta e la naturale tendenza del sistema visivo a interpretare gli oggetti come convessi cooperano nel generare l'illusione.

Il precedente scientifico più importante è la cosiddetta illusione della maschera cava (Hollow-Face Illusion), uno dei fenomeni più studiati nella psicologia della percezione. L'illusione consiste nell'osservare il retro di una maschera, che è fisicamente concavo, ma viene percepito quasi inevitabilmente come un volto convesso. Questo fenomeno è stato approfondito soprattutto dallo psicologo britannico Richard L. Gregory (1923–2010), che negli anni Settanta e Ottanta lo utilizzò per dimostrare come la percezione non sia una semplice registrazione passiva degli stimoli visivi. Secondo Gregory, il cervello interpreta continuamente le immagini formulando ipotesi sulla realtà sulla base dell'esperienza accumulata. Poiché nella vita quotidiana i volti sono quasi sempre convessi, il sistema visivo privilegia questa interpretazione anche quando le informazioni provenienti dalla retina indicano chiaramente una superficie concava.

L'illusione della maschera cava costituisce quindi una dimostrazione classica del ruolo dei processi cognitivi top-down nella percezione: le conoscenze pregresse e le aspettative possono prevalere sugli indizi geometrici e stereoscopici. L'effetto rimane evidente anche in presenza della visione binoculare, che normalmente consente di distinguere con precisione le forme tridimensionali.

Referenze scientifiche

  • Gregory, R. L. (1973). The Confounded Eye. In R. L. Gregory & E. H. Gombrich (a cura di), Illusion in Nature and Art (pp. 49–96). London: Duckworth.
  • Hill, H. & Johnston, A. (2007). "The hollow-face illusion: Object-specific knowledge, general assumptions or properties of the stimulus?" Perception, 36, 199–223.
  • Króliczak, G., Heard, P., Goodale, M. A., & Gregory, R. L. (2006). "Dissociation of perception and action unmasked by the hollow-face illusion." Brain Research, 1080, 9–16.

Referenza artistica

La struttura realizzata per Enlighting Mind,  si ispira alla serie Solid Hollows, sviluppata dall'artista britannico Patrick Hughes a partire dal 2022. In queste opere il protagonista è un oggetto tridimensionale – una pila di libri, una sedia, un tavolo, una valigia o una scatola – scolpito nel legno e dipinto secondo rigorose regole prospettiche. Sebbene l'oggetto sia realmente concavo (hollow), viene percepito come convesso (solid), dando origine a una sorprendente illusione percettiva.

Per approfondimenti sull'opera di Patrick Hughes si rimanda al sito dell'artista 

Ultimo aggiornamento

08.07.2026

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